giovedì 15 luglio 2010

Stelle in gelatina di pesche con riduzione di aceto balsamico


Il mio amore per la cucina non mi fa sentire meno caldo quando accendo il forno e siccome Roma in questi giorni sta raggiungendo temperature africane, io lo accendo solo per il pane toscano, il resto si compra...ma sfogliando la mia raccolta di ricette, inventate, ho trovato questo piccolo dessert che deve stare sul fuoco solo 10 minuti e poi si mette in frigorifero per 24 ore e quando si mangia dà un po' di freschezza.

Ingredienti per la gelatina:
350 grammi di polpa di pesche
3 dl di succo di mela (io l'ho ottenuto centrifugando due mele granny smith)
3 fogli di colla di pesce per addensare (ho finito l'agar-agar)
2 cucchiai di zucchero

Mettete a bagno i fogli di gelatina nell'acqua fredda. Ponete  in una casseruola il succo delle mele, 2 cucchiai di zucchero, la gelatina strizzata e sul fuoco, a fiamma bassa, fino a quando la gelatina non sia tutta sciolta. Mettete la casseruola a bagno nell'acqua fredda, dopodiché aggiungete la polpa delle pesche, che avrete precedentemente, sbucciato e frullato ottenendo una purea. Trasferite il composto in una pirofila e poi in frigorifero a rassodare. Il giorno dopo ho tagliato le stelline con un coppapasta e le ho posizionate nel piatto.
Con questo sistema si possono fare tutte le gelatine che ci piacciono.

Per la riduzione di aceto balsamico:

100 ml di aceto balsamico non tradizionale
2 chiodi di garofano
3 cm di cannella in stecca
3 bacche di ginepro
1 cucciaio di miele di trifoglio 

In una casseruola mettete l'aceto, i chiodi di garofano, la cannella e il ginepro, portate sul fuoco e riscaldate. Quando l'aceto è caldo, aggiungete il miele e cuocete a fuoco basso fino a quando la salsa non si sarà ridotta della metà. Fate raffreddare e poi utilizzatela per gli usi che volete, io la faccio spesso e la metto sempre sulle fragole.

 
 
 

lunedì 12 luglio 2010

Tavoletta in legno per fare i malloreddus

Questa tavoletta la comperò mia madre, penso 40 anni fa, ci eravamo appena trasferiti a Roma, e avendo lei una grande passione per la cucina, che mi ha tramandato, girando per la città,  trovò questa tavoletta che è perfetta per fare i malloreddus che lei aveva mangiato in Sardegna e che qui ancora non si trovavano ed io la custodisco gelosamente.



Se non si trova nei negozi, un buon falegname con un pezzo di legno, buono, può sempre farlo... l'originale sardo si chiama "ciuliri"

Malloreddus alla Campidanese

Ogni tanto si puà cucinare anche un piatto semplice come questi malloreddus alla Campidanese. Sono buoni, richiedono poco impegno, e in queste giornate afose meglio non stancarsi troppo. È uno dei piatti più famosi della Sardegna, conosciuto anche fuori dell'Italia e anche chi non ha voglia di farli a mano i malloreddus ormai si trovano in tutti i negozi e supermercati. Ricordo che circa 40 anni fa, mio padre, di ritorno da un lungo soggiorno per lavoro in Sardegna, siccome era in macchina, la riempi letteralmente di pacchi di malloreddus, perché all'epoca non si trovavano neppure a Roma e anche qualche confezione di bottarga (di quella un po' meno visti anche a quei tempi i costi molto alti).
Io li faccio sempre a mano perché sono veloci da fare e sicuramente più buoni.

Ingredienti:

500 grammi di semola rimacinata (io la prendo nei negozi di specialità sarde, oppure quando vado 
       in Sardegna ne porto una certa quantità perché la uso anche per le fettuccine)
150 ml di acqua, comunque quanta ne prende la farina per fare un impasto di giusta consistenza
       mettete il sale nell'acqua (1 cucchiaino) così mentre impastate sciogliete anche il sale
mettete nell'impasto anche un paio di bustine di zafferano per dargli la tipica colorazione...
per il sugo:
salsiccia
aglio
olio evo
1 bicchiere di vino bianco
pomodorini in barattolo oppure una passata ma non quella tipo conserva, c'è una passata di pomodoro biologica di Alce nero, fatta con pomodorini raccolti nel Delta del Po, e una fatta dall'Azienda agricola di Spergolaia (Alberese) dentro al Parco dell'Uccellina, cercatele nei negozi bio e sentirete la differenza, hanno anche dei prezzi contenuti poco più alti delle altre ovviamente ma hanno una resa maggiore.

Lavorate farina e acqua e quando l'impasto è pronto fatelo riposare qualche ora. Intanto preparate il sugo: fate rosolare l'aglio in alcuni cucchiai di olio evo, tagliate la salsiccia a rotelline e mettetela nella padella, fatela rosolare e poi versateci un bicchiere di vino bianco, fatelo evaporare e dopo aggiungete il pomodoro (le proporzioni decidetele voi). Fate cuocere a fuoco lento per circa 30 minuti, il pomodoro si deve ritirare e si deve vedere in superficie l'olio quando è pronto.
Riprendete la pasta, staccate dei pezzetti e fate dei serpentelli, che taglierete in cilindretti che passerete, a loro volta, nell'attrezzo apposito per fare i malloreddus. Altrimenti se vi sembra troppo difficoltoso comprateli. Mettete abbondante acqua salata sul fuoco, quando bolle calate i malloreddurs e quando sono cotti versateli direttamente nella padella dove avete fatto il sugo. Mantecateli con del pecorino, un giro di olio e abbondante basilico. Sono la mia passione come tanti altri piatti sardi.


sabato 10 luglio 2010

Cheese cake ai frutti di bosco di Nigella Lawson


Il Cheese cake, non è come molti di noi pensano, originario degli Stati Uniti, ma bensì l'antica Grecia. Infatti la prima traccia di Cheesecake di cui si abbia notizia si ha nel 776 a.C. nell’isola di Delos, in Grecia, come dolce servito agli atleti nei primi giochi olimpici della storia.

I romani, esportarono dalla Grecia la ricetta del cheesecake, che si propagò in tutta Europa, e secoli dopo apparve in America con la ricetta portata dagli immigrati.

Nel 1872 un lattaio americano di nome James L. Kraft, nel tentativo di ricreare il formaggio francese Neufchatel, incidentalmente, inventò il formaggio fresco pastorizzato che poi chiamò Philadelphia, e nel 1880 cominciò la grande diffusione di questo prodotto e il suo utilizzo per la preparazione della moderna cheese cake. Cenni storici presi da qui
Questa Cheese cake, così ricca di ingredienti ipercalorici, è una ricetta della famosa giornalista inglese, esperta di cucina, Nigella Lawson,  ed io l'ho copiata, come tante altre, durante una puntata del Gambero Rosso.

Ingredienti:

200 grammi di biscotti digestive
80 grammi di burro fuso
300 grammi di philadelphia
75 grammi di zucchero a velo
il succo di mezzo limone
mezzo baccello di vaniglia
250 ml di panna fresca da montare
250 grammi fra mirtilli, more, lamponi e ribes
3 cucchiai di zucchero semolato
il succo di mezzo limone

Sbriciolate i biscotti dopo averli messi dentro un sacchetto di plastica, metteteli in un contenitore e versateci il burro fuso. Impastateli con le mani in modo che le briciole di biscotto si impregnino di burro, dopodiché foderateci il fondo di una tortiera di 22 cm che avrete precedentemente  ricoperto di pellicola. Mettete il composto in frigorifero e passate alla crema per la farcitura.
Sbattete, in una terrina, il formaggio insieme allo zucchero a velo, al succo del limone e alla vaniglia (dividete in due il baccello e raschiate l'interno). Montate la panna  ed amalgamatela al composto di formaggio poi versatelo nello stampo, che stava in frigo, livellate bene e rimettete in frigorifero.
Preparate la salsa di frutti di bosco che andrà a coprire la torta. Mettete i frutti in una pentolina, versateci il succo del limone, i tre cucchiai di zucchero e fate sobbollire per 15 minuti, o comunque fino a che non sia meno liquida. Spegnete e fate raffreddare. Cinque minuti prima di portare la Cheese cake a tavola  toglietela, con l'aiuto della pellicola, dalla forma facendo attenzione perché è molto delicata, mettetela sopra un vassoio e distribuiteci  la salsa ai frutti di bosco. Potete servire.

Scusatemi per le fotografie...sono veramente brutte