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martedì 13 agosto 2013
Kurkkukeitto Suomi - minestra di cetrioli alla finlandese per l'Abbecedario culinario d'Europa
Kurkkukeitto Suomi: crema di cetrioli con crostini di pane, prezzemolo e menta
Diciamo che le ricette finlandesi mi sono entrate nel cuore, cucinerei solo finlandese, apprezzo la semplicità delle loro esecuzioni, le verdure, le erbe che mettono in tutti i piatti, e poi le ricette con le aringhe, i pesci minori, quelli di lago, lo stoccafisso, pesci che qui da noi sono poco conosciuti e poco apprezzati. Oggi per l'Abbecedario culinario d'Europa che sto ospitando io, ho voluto provare il Kurkkukeitto, la minestra di cetrioli. Ero molto curiosa, amo i cetrioli, ne mangio abbastanza, ma sempre in insalata, come li mangiamo in Italia, invece la minestra prevede cetrioli cotti, una specie di vichyssoise ma con i cetrioli, buonissima, una crema che io ho arricchito con crostini di pane arrostiti.
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domenica 23 giugno 2013
CUCINA TOSCANA: TORTELLI MAREMMANI
La cucina toscana non è proprio una cucina estiva, non è leggera, a parte la panzanella e la pappa col pomodoro, le altre ricette sono più adatte ad un clima fresco ma sono buone e non si può non apprezzarne il sapore. Ecco un classico della cucina toscana, il tortello ricotta e spinaci, o ricotta e bietole. Le ricette toscane venivano fatte con quello che era presente in casa, e nell'orto dietro casa, la ricotta era un prodotto che si trovava facilmente nelle campagne della maremma, si trova anche oggi, le verdure non ne parliamo, erano la cena di molte persone e i tortelli erano fatti, noi diciamo spinaci e ricotta, ma il vero tortello maremmano sarebbe fatto con la bietola, o con le erbe che si trovavano nei campi, le bietoline selvatiche appunto, oppure altre erbe, a casa mia li facciamo anche con la borragine, imparati dalla nonna materna, donna eccezionale e cuoca eccellente, ricordo che spesso ci portava nei campi a cercare le erbe e io ho imparato con lei e mamma a riconoscerne molte e oggi quando vado a fare la spesa non mi vendono una cosa per un'altra e di questo sono contenta.
venerdì 15 febbraio 2013
RICETTE TOSCANE: TESTAROLI AL PESTO DELLA LUNIGIANA
Tanti anni fa trovandomi a Milano per lavoro fui invitata in un delizioso ristorante che si chiamava "I Pontremolesi" e lì ci fu l'incontro tra me e il testarolo. Buoni, fu amore a prima vista, per tanti anni ho ricordato quel piatto così particolare, che non ho ritrovato in nessun ristorante, erano tempi in cui internet non esisteva, e trovare una ricetta così particolare era davvero difficile, e poi non mi ricordavo neppure come si chiamasse, e poi a quell'epoca stavo molto poco a casa a cucinare dico la verità. Per chi ancora non avesse capito sto parlando dei Testaroli, famosa ricetta di Pontremoli, grosso comune della provincia di Massa Carrara.
Qualche cenno storico su Pontremoli mi pare doveroso, è, fra l'altro una splendida zona dal punto di vista paesaggistico. Il comune appartiene geograficamente e culturalmente alla regione storica della Lunigiana. Interessante la spiegazione dell'etimologia del nome Pontremoli, che deriva da Monte Vergine, Verdeno e poi dopo un lunghissimo percorso si trasforma in Pontremoli.
Pontremoli è il comune più a nord della Toscana, e sorge nell'alta vallata del fiume Magra, alla confluenza con il torrente Verde e la regione storica, conosciuta come Lunigiana, è circondato da alti rilievi collinari ed è ubicato su uno dei più antichi percorsi che collegano la Val Padana con la Liguria e la Toscana, un tempo percorso della Via Francigena. Pontremoli è diviso in centro storico e Verdeno, la zona al di là del torrente Verde. Per finire, ci sono fondate ipotesi che Pontremoli corrisponda alla leggendaria Apua, capitale dei Liguri Apuani.
Andiamo alla ricetta.
Ingredienti:
I testaroli sono un piatto molto povero, solamente acqua e farina. Ecco questa è la vera "cucina casalinga", ebbene io sono fiera di saper cucinare questi meravigliosi piatti che appartengono alla nostra cultura, sono una foodblogger anche per questi motivi, amo la cucina del territorio e se il territorio è quello della mia amata terra di Toscana è anche meglio, ma riesco a muovermi anche in altre regioni, ho il coraggio e la voglia di imparare e mettermi in gioco, nulla in cucina mi spaventa, molte cose non mi appassionano e non mi interessano, alcune le faccio perché vanno fatte, ma non sono una chef, non mi è mai interessato fare la chef altrimenti l'avrei fatta, come non ho mai voluto aprire un ristorante, nonostante mio marito me lo abbia chiesto svariate volte, io amo gli ingredienti, la cucina è per me ricerca, storia, racconto, per questo ho scelto di aprire i miei blog.
60 grammi di farina 0 e un bicchiere d'acqua tiepida a commensale, deve venire una pastella abbastanza liquida,
1 testo di ferro oppure una padella antiaderente bella grande, 30/32
Fare una pastella abbastanza fluida, senza grumi, mettere a scaldare il testo di ferro e quando è molto caldo versarvi la pastella, deve essere una crepe, ma più bassa di quella che vedete in foto, e un po' più nocciola, io mi sono fidata della spiegazione del libro, ma è venuta troppo alta, fatela meno di mezzo cm. Fare queste maxi crepes come si fanno normalmente, e poi farle freddare, mettere intanto dell'acqua a bollire in una pentola capace, appena le crepes sono fredde tagliarle a losanghe, appena l'acqua bolle salare e spegnere il fornello, calare i testaroli tagliati a losanghe e tenerli a mollo per 3-4 minuti, scolarli bene e condirli con un pesto molto leggero, un po' liquido con poco aglio, io avevo il mio pesto congelato, una generosa grattata di pecorino romano e un bel giro d'olio evo, ditemi poi cosa ne pensate dei testaroli
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sabato 19 gennaio 2013
Tortelloni di patate e gamberoni in guazzetto di arancio
Il 26 gennaio, tornano in piazza "Le arance della salute" e come ogni anno avremo la possibilità di acquistare le famose arance rosse di Sicilia, prodotto Igp, e fiore all'occhiello dell'isola. Come tutti sappiamo il cancro si combatte anche a tavola e per questo cerchiamo quotidianamente, ognuno di noi come può, di far arrivare alla gente l'importanza di un'alimentazione sana, di un'alimentazione fatta in modo particolare da frutta e verdura, e insegniamo ai bambini, fin da piccoli, a bere spremute e mangiare arance tutti i giorni, sicuramente avranno meno raffreddori, i miei figli sono stati abituati fin dalla tenerissima età a mangiare e bere agrumi, ricordo mio figlio, oggi ventitreenne che a 6 mesi teneva mezzo limone bio in mano, dopo che io avevo tolto i semi e lo succhiava felicissimo senza che il sapore, forte del limone lo disturbasse, li ho abituati a mangiare anche molta verdura e sicuramente si troveranno meglio
.
E poi tutti conosciamo le virtù delle arance, beviamo le spremute, mangiamole a spicchi, usiamole in cucina, utilizziamo anche la buccia, ovviamente devono essere biologiche altrimenti la buccia contiene veleni, ma utilizziamo le nostre arance, è una cosa di cui siamo ricchi e di cui dobbiamo andare fieri, è uno dei nostri migliori prodotti. La buccia, possiamo seccarla in forno e poi frullarla e utilizzarla per aromatizzare creme, the,dolci, io ne ho diversi barattoli e la uso molto, ne ho anche di arance amare.
Ingredienti:
non metto i pesi perché li trovate nella sfoglia
sfoglia per i tortelli che trovate qui
per il ripieno:
8 gamberoni
3/4 patate, sbucciate e lessate
rosmarino
aglio
3 arance, il succo e la buccia
Schiacciate le patate, mettetele in una padella con uno spicchio di aglio, olio e del rosmarino e la buccia di 1 arancio, fatele insaporire e poi lasciatele freddare, nel frattempo mettete i gamberoni in una padella, con olio e aglio, fateli rosolare velocemente a fuoco alto e poi inonadteli con il succo dell'arancio e la buccia degli altri due, fateli andare ancora un paio di minuti e poi spegnete.
Adesso tirate la sfoglia, tagliatela a quadri abbastanza grandi e mettete un cucchiaio di patata in ogni quadro, sopra un pezzo di gamberone, sale e pepe, chiudete con un altro quadro di pasta, sigillate bene i bordi e andate avanti fino ad esaurimento della farcia e della pasta.
Quando l'acqua bolle calate i tortelloni, aspettate 3/4 minuti e tirateli fuori, metteteli nella padella dove avete cotto i gamberoni e dove sarà ancora la salsa all'arancio, poi impiattate versando sopra l'arancio e i gamberi e le fettine di arancio tagliate finissime.
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giovedì 27 dicembre 2012
TORTELLINI


A Natale si fanno i tortellini, perché a Natale si mangiano i tortellini, è tradizione e anche se vengo da una famiglia niente affatto tradizionalista, niente affatto cattolica, il 25 dicembre a tavola ci sono sempre stati i tortellini fatti rigorosamente a mano. Io per fare i miei tortellini mi affido da anni alla ricetta depositata nel 1974, presso la Camera di commercio di Bologna, dalla Confraternita del Tortellino e dall'Accademia italiana della cucina, e devo dire che i tortellini sono eccellenti. Ovviamente c'è una diatriba tra alcuni comuni per accreditarsi la paternità del ripieno dei tortellini, ma credo che sarà così per sempre, per ciò che mi riguarda trovo le ricette molto simili e tutte molto buone, fatte con ingredienti di prima qualità.
Ingredienti:
300 grammi di lombo di maiale
300 grammi di mortadella
300 grammi di prosciutto crudo - io Parma
450 grammi di parmigiano-reggiano invecchiato 24-30 mesi
3 uova- io bio
odore di noce moscata
con questa ricetta vengono quasi mille tortellini piccoli
Far riposare per due giorni il lombo di maiale sopra ad un battuto di sale, pepe, rosmarino e aglio e poi cuocerlo nel burro. Macinare tutto al tritacarne e amalgamare bene, fatelo il giorno prima e riponetelo in frigorifero. Passiamo alla pasta per i tortellini.
per la sfoglia:
250 grammi di farina di grano duro - io Molino Chiavazza
250 grammi di semola rimacinata Senatore Cappelli
5 uova biologiche
1 cucchiaio di olio evo - io Olio Dante
Passare le due farine al setaccio, fare la fontana e versare al centro le uova un po' sbattute, il sale e l'olio, impastare bene e lavorare a lungo per fare un impasto liscio ed omogeneo.
Una volta pronta anche la farina, fate i tortellini, metteteli ad asciugare su una spianatoia infarinata e potete lasciarli fuori fino al giorno dopo. I tortellini andrebbero cotti in un brodo fatto con cappone e carne di manzo.
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lunedì 24 dicembre 2012
LA CARABACCIA (detta anche "Zuppa di cipolle alla fiorentina")
La Carabaccia? E cos' è? Forse preferite chiamarla zuppa di cipolle ma, così, fareste un torto ai fiorentini che, alla faccia dei francesi, si vantano di aver inventato questa ricetta molto gustosa e composta da un ingrediente molto povero. Sebbene sia un piatto meglio conosciuto come “soupe à l'oignon gratinée”, si dice che la zuppa di cipolle non sia esclusivamente francese.
Senza nulla togliere ai cugini d'oltr'alpe, non ci pemetteremmo mai visto che sono un po' permalosetti, sembra che l'origine di questo piatto sia italianissima, anzi, toscana e, per la precisione, fiorentina così come altri piatti: l'omelette, la béchamel, le crèpes o la caneton à l'orange (l'anatra all'arancia). Si sa, i toscani sono un popolo strano, intelligentissimo, orgoglioso della loro bellissima terra, della loro arte ma un po' litigioso e testardo. Non si sentono, poi, secondi a nessuno e, nel caso della loro tradizione culinaria, non la smettono mai di ripetere di aver esportato a Parigi numerosi piatti toscani. E chi lo ha fatto? Caterina de' Medici. E, appunto, sembra che sia stata proprio lei a esportare in Francia la ricetta della zuppa di cipolle che in origine si chiamava “carabazada” e, oggi, più semplicemente “carabaccia”.
E ancora. Ci sono prove che le cipolle erano regine in cucina anche ai tempi degli Etruschi, nella “tomba degli stucchi “ a Cerveteri è rappresentata la cipolla negli affreschi.
La cucina toscana è una cucina molto semplice, i suoi piatti, ormai rinomati nel mondo, oltre che semplici sono anche poco cari, e di questi tempi non guasta, fatti con materie prime che si trovano facilmente al mercato, o al supermercato, a prezzi contenuti. E, appunto, le cipolle sono alla base di questo piatto che piace anche a chi per le cipolle non va proprio matto.
1 chilo di cipolle rosse quelle rotonde
2 carote
3 coste di sedano
un pezzetto di lardo o rigatino
1 bicchiere di vino bianco
se serve un po' di brodo vegetale
1 pizzico di cannella
qualche mandorla pestata nel mortaio
alla fine basilico
e fette di pane abbrustolite, io pane home made
pecorino o parmigiano
Tritate il lardo insieme ad un paio di carote e due coste di sedano, mettete tutto in un tegame di coccio, io ho usato, come al solito, la mia splendida Le Creuset rossa, insieme a qualche cucchiaio di olio evo.
Nel frattempo tagliate le cipolle a fettine fine, quando il battuto è rosolato, mettetele tutte nel tegame e fate imbiondire pure loro, aggiungete un bicchiere di vino bianco qualche mestolo di brodo e continuate la cottura per un'ora. Io mi sono regolata con la mia esperienza e quando ho capito che serviva un po' di liquido ho aggiunto del brodo vegetale. Prima di ultimare la cottura ho aggiunto un pizzico di cannella e 4/5 mandorle pestate nel mortaio.
Alcune ricette, riportano anche di aggiungere i piselli a metà cottura, io non l'ho fatto, mi piacciono poco e poi ci sono più versioni della carabaccia. Per portare in tavola la mia carabaccia ho usato le cocotte rosse di gres, sempre Le Creuset
Un'altra versione consiglia di rompere un uovo gli ultimi minuti di cottura, un po' come per l'acqua cotta, ma mi andava una zuppa tutta vegetale.
Provatela, non ha nulla da invidiare alla soupe l'oignon che io adoro e che faccio molto spesso.
Tutto tratto da internet e wikipedia.Pubblicata dalla rivista online Il Cavolo Verde, Magazine del cibo e del bere.
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venerdì 9 novembre 2012
Culotte rosé...al ristorante La Palmerie
Volevo mettere un segno rosa nel mio blog per ricordare l'importanza di questa campagna, così mi è tornato in mente questo piatto molto coreografico che si mangiava in un piccolo ristorante che si trovava in una traversa di via dei Serpenti, La Palmerie si chiamava e forse chi è di Roma se lo ricorda, andava molto di moda negli anni '80 poi ha chiuso, servivano dei piatti molto particolari e cucinati anche bene. Per la culotte rosé l'ingrediente principe sono le rape rosse.
Ingredienti
2 rape rosse (io ho preso quelle già cotte, ma se ho tempo le cuocio)
500 grammi di farina per fare la pasta
olio
sale
panna
burro
Ho fatto a pezzetti le rape, le ho frullate con il minipimer e poi le ho passate al setaccio per fare una purea finissima che poi ho aggiunto (la metà) alla farina per fare la pasta, insieme all'olio (un cucchiaio) e al sale (un cucchiaino). Per fare la pasta rosa ho aggiunto, mentre la macchina impastava, anche dell'acqua, perché è una pasta senza uova, e quando è arrivata alla giusta consistenza ho smesso di impastare, ho messo la pasta in frigorifero, avvolta nella pellicola, per riposarsi un paio d'ore. Quando l'ho ripresa ho tirato delle strisce corte e poi le ho tagliate come delle larghe pappardelle. Nel frattempo ho messo l'altra rapa con un pezzetto di burro in una padella con bordi alti, l'ho fatta insaporire e poi ci ho versato della panna, ho fatto scaldare poco e quando la pasta era cotta l'ho ripassata nella padella con il sugo rosa, ho fatto caramellare nel burro alcune striscette di rapa rossa e le ho messe sopra come guarnizione.
Pubblicando questa ricetta ho trovato la cuoca che in quegli anni stava al ristorante La Palmerie e che aveva creato questa ricetta, poi ci siamo anche incontrate e l'ho avviata alla nobile arte della panificazione, con scarsi risultati, nonostante fosse una chef diplomata.
mercoledì 22 agosto 2012
Conchiglie con cime di zucca, fiori, alici e scamorza affumicata
E' questo il momento migliore per gustare i germogli e i fiori, che stanno spuntando dalle piante di zucca e di zucchina, fateci una bella pasta. Teneri, freschi, dolci persino, da fare in vari modi, ma il modo migliore per gustare i germogli è condirci la pasta con aglio olio e peperoncino, un modo semplice che esalta il sapore di queste tenere cimette.
Ingredienti:
cogliete tanti germogli perché una volta cotti diminuiscono molto, cogliete anche i fiori e le zucchine o le zucche appena spuntate, pulitele sfilando tutti i gambi teneri, togliete il pistillo ai fiori e lavate tutto molto bene.
200 grammi di conchiglie di Verrigni la mia pasta preferita con una lunga cottura
1 peperoncino fresco di quelli tondi grandi, piccante ma con un forte sapore di peperone (usate il peperoncino, senza eccedere, ma usatelo, contiene molta vitamina C)
10 alici sott'olio
olive nere
olio evo
aglio
scamorza affumicata
Mettete aglio, olio e peperoncino in una padella saltapasta dai bordi alti, appena sfrigolano aggiungete le alici e le olive, fate scogliere le alici e poi aggiungete le cimette, i fiori e tutte le foglie a pezzetti, fateli appassire, nel frattempo cuocete la pasta e quando è pronta mettetela nella padella delle verdure e ripassatela alcuni minuti.
Intanto frullate la scamorza, mettete la pasta nelle ciotoline monoporzione, spolverizzate con il formaggio e infornate per alcuni minuti. Servite ben calda con la scamorza filante.
Ingredienti:
cogliete tanti germogli perché una volta cotti diminuiscono molto, cogliete anche i fiori e le zucchine o le zucche appena spuntate, pulitele sfilando tutti i gambi teneri, togliete il pistillo ai fiori e lavate tutto molto bene.
200 grammi di conchiglie di Verrigni la mia pasta preferita con una lunga cottura
1 peperoncino fresco di quelli tondi grandi, piccante ma con un forte sapore di peperone (usate il peperoncino, senza eccedere, ma usatelo, contiene molta vitamina C)
10 alici sott'olio
olive nere
olio evo
aglio
scamorza affumicata
Mettete aglio, olio e peperoncino in una padella saltapasta dai bordi alti, appena sfrigolano aggiungete le alici e le olive, fate scogliere le alici e poi aggiungete le cimette, i fiori e tutte le foglie a pezzetti, fateli appassire, nel frattempo cuocete la pasta e quando è pronta mettetela nella padella delle verdure e ripassatela alcuni minuti.
Intanto frullate la scamorza, mettete la pasta nelle ciotoline monoporzione, spolverizzate con il formaggio e infornate per alcuni minuti. Servite ben calda con la scamorza filante.
sabato 28 luglio 2012
Conchiglie in crema di olive taggiasche con alici e pomodorini ciliegini
| foto fatta con luce artificiale |
E' facile e veloce.
| luce naturale, sul balcone... |
300 grammi di pasta conchiglie del pastificio Verrigni
crema di olive taggiasche, di solito la faccio, oggi l'ho comprata
6/7 alici sotto'olio
10 pomodori ciliegino
aglio, peperoncino
del timo fresco
| ...con luce naturale, all'aperto |
Mettete a bollire dell'acqua in una pentola capace, intanto prendete una padella dai bordi alti, metteteci dell'aglio schiacciato, un paio di spicchi, e del peperoncino, dipende da quanto amate il piccante, io molto, appena sfrigola metteteci i pomodorini tagliati piccolini, pochi minuti e spegnete, poi un paio di generose cucchiaiate di crema di olive. Appena l'acqua bolle calate le meravigliose conchiglie Verrigni, tengono la cottura in modo eccezionale, un minuto prima passatele nella padella con l'acqua di cottura e ripassatele.
Spargete sopra del timo fresco.
lunedì 2 luglio 2012
gnocchetti sardi con alici, olive, capperi pachino e sopra...tanta feta
Io amo cucinare, ho una grande passione, ma il caldo è troppo, e poi mi è venuta pure la febbre, e non riesco a pensare, di conseguenza oltre queste cosette semplici non vado, accontentiamoci, tanto è così ogni estate...però sono buoni, semplici, veloci e stuzzicanti.
Ingredienti per 3 persone:
500 grammo di gnocchetti o comprati o fatti (qui la ricetta) e (qui l'attrezzo per farli)
500 grammi di pomodorini
10 alici sott'olio
2 spicchi di aglio schiacciati
olio evo q.b.
basilico abbondante
per olive nere, denocciolate e capperi siate generosi, abbondate
anche per la feta, da aggiungere quando si è già impiattato, decidete la quantità a seconda dei gusti
Abbiamo detto comprati o fatti, fatti sono più buoni e non ci vuole nulla anche con il caldo si possono fare. Una volta presa questa decisione mettete l'olio in una padella saltapasta, aggiungete l'aglio, appena sfrigola le alici, poi le olive quindi i pomodorini tagliati in 4, fate rosolare velocemente, aggiungete i capperi e spegnete, adesso abbondante basilico.
Cuocete gli gnocchetti in abbondante acqua salata, qualche minuto prima passateli nella padella e saltateli nel loro sugo, spegnete aggiungete ancora basilico e tanti pezzetti di feta.
sabato 17 settembre 2011
Fettuccine con salsa ai porri
Ricetta del famoso chef Luigi Pomata, eseguita per "La cucina sarda della salute" volumi editi dall'Unione sarda e raccolti da mia cognata che poi me ne ha fatto dono, sapendo quanto mi avrebbe fatto piacere, Ci sono decine di ricette, primi piatti, dolci, secondi, di carne e di pesce, le ricette sono dei più famosi chef italiani e commentate da un dietologo e nutrizionista. Vorrei postare, adesso che si entra nel periodo delle verdure invernali, le migliori, qualcuna di queste ricette, che io trovo ottime.
Ingredienti:
300 grammi di farina kamut biologica con cui farete le fettuccine
3 tuorli di uova biologiche
poca acqua da aggiungere perché mettendo solo il tuorlo non si riesce ad impastare, basta aggiungere poca acqua per volta mentre si impasta, intorno ai 50 grammi dovrebbe bastare.
la ricetta originale prevede 320 grammi di fettuccine senza uovo
per la salsa:
3 porri, solo la parte bianca
2 dl di latte
20 grammi di parmigiano (io pecorino sardo)
qualche cucchiaio di olio evo
sale, noce moscata (io pepe)
Pulire i porri, togliete le barbine la parte verde in alto e lavateli poi prendete solo la parte bianca e tagliatela a rondelle finissime, mettetela in una padella (io ho usato la ceramica perché necessita meno olio, fateli stufare con un cucchiaio i olio evo e due di acqua. Poi aggiungete il latte e portate a cottura, saranno sufficienti altri 10 minuti. Mettete il sale.
Nel frattempo fate bollire l'acqua, e cuocete le fettuccine, le mie essendo appena fatte si sono cotte in pochissimi minuti, 3, 4, le ho prese con una pinza e messe nella padella della salsa, ho alzato la fiamma, aggiunto acqua di cottura, se serve, e poi inondate di pecorino o parmigiano, ci vorrebbe anche del prezzemolo, ma non l'avevo.
Sono facili, veloci e molto sane, l'unica cosa che ho aggiunto sono i tuorli per fare la pasta.
mercoledì 24 agosto 2011
Cacao: spaghetti con wurstel, panna e paprika, un piatto stuzzicante per chi ama ricette speciali
Per fare la pasta questa volta, vi mando alla ricetta che ho già postato mesi fa, e che trovate qui, l'unica cosa, ovviamente sono le dosi, le ho aumentate e ho messo su 500 grammi di farina, 300 di semola rimacinata e 200 di 0, per il resto 3 uova e poi procedete come da ricetta. Questa volta ho usato la "chitarra" abruzzese per fare gli spaghetti e il procedimento con la chitarra lo trovate qui. Una volta pronti, fateli asciugare su una spianatoia e procedete a fare il condimento.
Ingredienti:
50 grammi di burro
4 wurstel di buona marca e di puro suino
1 confezione di panna per cucinare, io non amo la panna a lunga
conservazione ma per questa ricetta di vuole, l'altra è troppo liquida
50 grammi di parmigiano reggiano grattugiato
1 cucchiaio di paprika
Mettere il burro in una padella dai bordi alti, tagliare i wurstel a rondelle e farli dorare, aggiungere la panna, e il parmigiano, ecco il condimento è fatto, in ultimo un bel cucchiaio di paprika. Nel frattempo far bollire l'acqua, calare la pasta e farla cuocere pochi minuti, scolarla direttamente nella padella e aggiungendo acqua di cottura, girarla. Servitela subito, va mangiata calda. Vi chiederanno il bis e anche il tris.
Ingredienti:
50 grammi di burro
4 wurstel di buona marca e di puro suino
1 confezione di panna per cucinare, io non amo la panna a lunga
conservazione ma per questa ricetta di vuole, l'altra è troppo liquida
50 grammi di parmigiano reggiano grattugiato
1 cucchiaio di paprika
Mettere il burro in una padella dai bordi alti, tagliare i wurstel a rondelle e farli dorare, aggiungere la panna, e il parmigiano, ecco il condimento è fatto, in ultimo un bel cucchiaio di paprika. Nel frattempo far bollire l'acqua, calare la pasta e farla cuocere pochi minuti, scolarla direttamente nella padella e aggiungendo acqua di cottura, girarla. Servitela subito, va mangiata calda. Vi chiederanno il bis e anche il tris.
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mercoledì 17 agosto 2011
Spaghetti bio di kamut con pomodorini, olive.....e bottarga
Spaghetti biologici di grano kamut Verrigni di cui ho dato ampie informazioni il post precedente, quando ho presentato la buonissima pasta abruzzese, unica ad usare le trafile in oro.
Ingredienti:
300 grammi di spaghetti di grano kamut
400 grammi di pomodorini del piennolo (Vesuvio)
un bel mazzo di rughetta selvatica
capperi
olive nere
bottarga di muggine
aglio, olio evo e peperoncino
Mettete una pentola d'acqua sul fuoco, nel frattempo lavate, dividete in due, togliete i semi ai pomodorini e poi fateli a pezzettini. Prendete una padella grande, magari di ceramica bianca come quella della Accademia Mugnano, metteteci 4,5 cucchiai di olio evo, l'aglio schiacciato e pelato, il peperoncino e fatelo soffriggere pochissimo, aggiungete i pomodorini, dopo qualche minuto, le olive e i capperi. Fate andare per poco a fiamma alta poi spegnete e aggiuntete la rughetta.
Appena gli spaghetti sono cotti, qualche minuto prima prendeteli con la forchetta, mai con lo scolapasta, devono conservare l'acqua di cottura, e metteteli nella padella, ripassateli e quando sono belli insaporiti con il loro sugo, una grattata di bottarga. Impiattate e mangiate. Il paradiso.
Ingredienti:
300 grammi di spaghetti di grano kamut
400 grammi di pomodorini del piennolo (Vesuvio)
un bel mazzo di rughetta selvatica
capperi
olive nere
bottarga di muggine
aglio, olio evo e peperoncino
Mettete una pentola d'acqua sul fuoco, nel frattempo lavate, dividete in due, togliete i semi ai pomodorini e poi fateli a pezzettini. Prendete una padella grande, magari di ceramica bianca come quella della Accademia Mugnano, metteteci 4,5 cucchiai di olio evo, l'aglio schiacciato e pelato, il peperoncino e fatelo soffriggere pochissimo, aggiungete i pomodorini, dopo qualche minuto, le olive e i capperi. Fate andare per poco a fiamma alta poi spegnete e aggiuntete la rughetta.
Appena gli spaghetti sono cotti, qualche minuto prima prendeteli con la forchetta, mai con lo scolapasta, devono conservare l'acqua di cottura, e metteteli nella padella, ripassateli e quando sono belli insaporiti con il loro sugo, una grattata di bottarga. Impiattate e mangiate. Il paradiso.
lunedì 8 agosto 2011
Nuova collaborazione: la Pasta Verrigni: Fusilli di Farro con Caponata
Mi piace questa pasta. Prima di assaggiarla, mi aveva colpito, l'incarto, decisamente bello, semplice, senza tanti orpelli, il nome e la scritta "bio", è la cosa che più mi interessa, poi il farro, il kamut, integrali, sono i grani che io uso anche per fare il pane.
E poi questa scatola bellissima, con tutto l'interno colorato, con i formati di pasta di ogni colore...sembra che abbiano dato un foglio a un paio di bambini, una scatola di matite colorate e..."forza ragazzi date libero sfogo alla vostra fantasia..." ed è venuta fuori una bellissima scatola tutta colorata, davvero bella.
Poi la pasta di Farro biologico, una pasta che tiene bene la cottura ed un sapore che si sposa benissimo con verdure, i sapori che io amo in assoluto, poi il kamut, altro grano antico, altra pasta biologica, sono i miei sapori, sapori pieni, decisi, intensi, e se mangio una pasta fatta con grano duro, questo deve essere Senatore Cappelli. Ho una particolare cura nella scelta delle farine come nella scelta della pasta, e con la Pasta Verrigni ho trovato lo stesso sapore che ha la pasta fatta in casa con grani speciali. Tutte le spiegazioni e i formati della Pasta Verrigni, li trovate qui
Ingredienti:
3 etti di fusilli di Farro biologici
ho condito i fusilli con una caponata di melanzane che potete trovare qui
portate a cottura i fusilli in acqua bollente e poi ripassateli in una padella con la caponata di melanzane, sono una delizia, nonostante i sapori forti della caponata, il farro viene fuori prepotentemente e il suo sapore si sposa benissimo con tutte le verdure.
giovedì 28 luglio 2011
Spaghetti alla Chitarra fatti con la "Chitarra"
Piccola spiegazione sulle uova: non comprate mai le uova di galline in gabbia, oltreché alimentare, comprandole, una pratica che fa soffrire enormemente le povere bestie, il fatto di stare in gabbia si ripercuote sul loro prodotto : le uova, non sono come le altre, hanno il sapore dei mangimi e non fanno neppure bene, anzi fanno male alla nostra salute. costano meno. Sì costano meno, ma vi siete chieste mai perché?
Quante uova commestibili ci sono?Ci sono le uova di quaglia, le uova di gallina, le uova di papera, le uova di oca e le uova di struzzo 1 uovo=15 uova di gallina. La prossima volta che compro le uova di papera e oca vi metto la fotografia, SI comprano dai contadini e basta, ma ricordatevi sempre, l'uovo per fare bene deve essere deposto da una gallina sana, ben alimentata e che non abbia mangiato mangimi dove dentro c'è di tutto, la prossima volta che comprate le uova ricordatevelo, costato un po' di più, ma ci guadagnate in sapore, sentirete la differenza, oppure compratele da un contadino che le tiene all'aperto.
Gli spaghetti alla chitarra appartengono alla tradizione abruzzese e vengono fatti a mano, ancora oggi, con un manufatto che sembra una chitarra perché ha le corde e da quelle corde passa la pasta che viene tagliata e diventa spaghetti. La chitarra la comperò mia madre tanti anni fa, all'incirca 40 durante uno dei suoi spostamenti per l'Italia al seguito di babbo, ed è stata usata spesso, poi qualche mese fa durante una mia incursione a Grosseto me la sono portata via. Mi piace molto usarla, è facile veloce e la pasta viene benissimo.
Ieri avevo 3 bellissime uova di papera, grandi e gialle, si vede dalla pasta, con le uova di papera l'impasto viene più elastico e poi con la semola rimacinata...è la Signora pasta fatta in casa.
Per la pasta potete andare qui, è la ricetta di come si fanno le pappardelle o qualunque altro tipo di pasta con tutti i tipi di uova, io questa volta ho usato, appunto quelle di papera.
| qui gli spaghetti nella bellissima padella di Accademia Mugnano con l'innovativo rivestimento nano ceramico, non si attacca nulla e non si graffia, poi sono molto belle da portare a tavola |
| guardate il colore e la ruvidità della pasta... |
| particolare della chitarra |
Ho saltato poi gli spaghetti, dopo averli cotti in abbondante acqua, per pochi minuti, in un sughetto fatto di olio, aglio, peperoncino, pomodori freschi tagliati a pezzetti, e dopo tantissimo basilico...sono una delizia.
Riporto fedelmente quello che ho copiato da Cristiano.
"Lo scopo di questo Award è quello di segnalare a vostra volta 10 blogs che considerate meritevoli di andare "AspassoconBlue", quindi, come suole fare Blue infilate il tacco 12 o la ballerina, la sneakers o il sandalino, mollate i guinzagli e indossate le parure di pelo di tigre e navigate verso queste isole felici."
Stefania: Nuvole di farina
Aria: Aria in cucina
Sacapoche: Sac a Poche
Antonella: La casetta di cioccolato
Rosalba:Buonumore in cucina
Mila: Senza sale in zucca
Domani ne faccio altre 5
giovedì 21 luglio 2011
Pasta alla Norma
Originario della città di Catania, questo piatto, è molto semplice, ma nella sua semplicità racchiude tutti i sapori di questa bellissima isola, piena appunto, di sapori, di colori, di aromi, ma anche piena di mafia, piena di malaffare, a tal punto da essere ormai in mano a chiunque decida di prendersela, e quelli che contano meno di tutti sono i siciliani onesti, la gente che "fatica", le gente che cento anni fa andava a lavorare in Svizzera e nelle miniere del Belgio, lasciando a casa famiglie intere, mogli e figli e spesso in quelle miniere ci moriva, e a casa non arrivava più nulla.
Io amo molto questa isola, la conosco, ci sono stata tante volte, mi piacciono le sue spiagge, le sue città barocche, i suoi borghi, mi piace l'Etna con il suo brontolio continuo, il suo odore di zolfo, e il suo paesaggio lunare, e mi piacciono i paesini sulle pendici del vulcano, mi piace Palermo, i mosaici di Monreale e le spiagge famose e non, da Terrasini, a Selinunte e Segesta, insomma non sono stata pagata dall'azienda di soggiorno, ma vale la pena vederla.
E' anche vero che questo cancro che l'assedia, la mafia, si è incuneato in tutti i gangli vitali di questo Paese, va sconfitto e solo i cittadini onesti lo possono fare, insieme alla parte sana della politica, perché esiste. Esistono uomini onesti che lavorano veramente dalla mattina alla sera, instancabilmente per cercare di cambiare e migliorare questo Paese, e ce ne sono, d'altra parte è vero che ci sono molte mele marce, ma vanno isolate, tolte dal paniere altrimenti possono intaccare quelle sane, e la speranza dell'isola sono i giovani siciliani, loro scriveranno la pagina della Sicilia rinnovata.
Adesso non voletemene perché ho avuto l'ardire di fare una delle ricette più famose della vostra terra...sto parlando alle mie amiche blogger siciliane, io c'ho provato e vi posso garantire che il risultato è stato eccellente, non so se ho messo tutti gli ingredienti giusti e ho eseguito la ricetta come andava fatta, ma era buona, cavolo se era buona...
La ricetta è tratta dal libro "La cucina siciliana" di Alba Allotta, facente parte della collezione della Cucina regionale italiana, che uscì come supplemento al quotidiano Il Messaggero nel 2003.
Questa è la spiegazione che Wikipedia riporta sul nome del famoso piatto.
"Poiché il nome di un piatto è idiolettale, è più corretto dire Pasta con La Norma, oppure Pasta con Norma, traducendo il catanese Pasta Ca' Norma. Sembrerebbe che a dare il nome Norma alla ricetta sia stato Nino Martoglio, il noto commediografo catanese. Davanti ad un piatto di pasta così condito esclamò: "È una Norma!" ad indicarne la suprema bontà, paragonandola all'opera di Vincenzo Bellini".
Ingredienti per 2 persone:
400 grammi di mezzi paccheri della Fabbrica della Pasta di Gragnano
5 melanzane lunghe e scure
100 grammi di ricotta salata da grattugiare,
salsa di pomodori freschi, possibilmente fatta da voi,
aglio, basilico, sale, pepe,
olio evo per friggere le melanzane,
sale grosso
Lavate e tagliate a rondelle piuttosto alte, le melanzane, mettetele in un colapasta, cospargetele di sale e lasciatele lì per un'ora, serve a fargli perdere un po' di amaro, anche se oggi le melanzane non sono più amare.
Trascorso questo tempo, asciugatele, perché saranno bagnate, con il sale tirano fuori l'acqua, fatele a pezzi, e friggetele. Dopodiché mettetele sulla carta ad assorbire l'olio.
Nel frattempo lessate la pasta, io avevo i mezzi paccheri della Fabbrica della Pasta di Gragnano, meglio non potevo fare, dopo cotti li ho versati nella padella con il sugo di pomodoro, fatto precedentemente con pomodori freschi, girati per fargli prendere bene il sugo e poi li ho ricoperti di melanzane fritte, e sopra una pioggia di ricotta salata. L'apoteosi.
Io amo molto questa isola, la conosco, ci sono stata tante volte, mi piacciono le sue spiagge, le sue città barocche, i suoi borghi, mi piace l'Etna con il suo brontolio continuo, il suo odore di zolfo, e il suo paesaggio lunare, e mi piacciono i paesini sulle pendici del vulcano, mi piace Palermo, i mosaici di Monreale e le spiagge famose e non, da Terrasini, a Selinunte e Segesta, insomma non sono stata pagata dall'azienda di soggiorno, ma vale la pena vederla.
E' anche vero che questo cancro che l'assedia, la mafia, si è incuneato in tutti i gangli vitali di questo Paese, va sconfitto e solo i cittadini onesti lo possono fare, insieme alla parte sana della politica, perché esiste. Esistono uomini onesti che lavorano veramente dalla mattina alla sera, instancabilmente per cercare di cambiare e migliorare questo Paese, e ce ne sono, d'altra parte è vero che ci sono molte mele marce, ma vanno isolate, tolte dal paniere altrimenti possono intaccare quelle sane, e la speranza dell'isola sono i giovani siciliani, loro scriveranno la pagina della Sicilia rinnovata.
Adesso non voletemene perché ho avuto l'ardire di fare una delle ricette più famose della vostra terra...sto parlando alle mie amiche blogger siciliane, io c'ho provato e vi posso garantire che il risultato è stato eccellente, non so se ho messo tutti gli ingredienti giusti e ho eseguito la ricetta come andava fatta, ma era buona, cavolo se era buona...
La ricetta è tratta dal libro "La cucina siciliana" di Alba Allotta, facente parte della collezione della Cucina regionale italiana, che uscì come supplemento al quotidiano Il Messaggero nel 2003.
Questa è la spiegazione che Wikipedia riporta sul nome del famoso piatto.
"Poiché il nome di un piatto è idiolettale, è più corretto dire Pasta con La Norma, oppure Pasta con Norma, traducendo il catanese Pasta Ca' Norma. Sembrerebbe che a dare il nome Norma alla ricetta sia stato Nino Martoglio, il noto commediografo catanese. Davanti ad un piatto di pasta così condito esclamò: "È una Norma!" ad indicarne la suprema bontà, paragonandola all'opera di Vincenzo Bellini".
Ingredienti per 2 persone:
400 grammi di mezzi paccheri della Fabbrica della Pasta di Gragnano
5 melanzane lunghe e scure
100 grammi di ricotta salata da grattugiare,
salsa di pomodori freschi, possibilmente fatta da voi,
aglio, basilico, sale, pepe,
olio evo per friggere le melanzane,
sale grosso
Lavate e tagliate a rondelle piuttosto alte, le melanzane, mettetele in un colapasta, cospargetele di sale e lasciatele lì per un'ora, serve a fargli perdere un po' di amaro, anche se oggi le melanzane non sono più amare.
Trascorso questo tempo, asciugatele, perché saranno bagnate, con il sale tirano fuori l'acqua, fatele a pezzi, e friggetele. Dopodiché mettetele sulla carta ad assorbire l'olio.
Nel frattempo lessate la pasta, io avevo i mezzi paccheri della Fabbrica della Pasta di Gragnano, meglio non potevo fare, dopo cotti li ho versati nella padella con il sugo di pomodoro, fatto precedentemente con pomodori freschi, girati per fargli prendere bene il sugo e poi li ho ricoperti di melanzane fritte, e sopra una pioggia di ricotta salata. L'apoteosi.
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