giovedì 23 giugno 2011

I Pici


Questo pezzo e relativa ricetta sono stati scritti e pubblicati sul magazine online  CavoloVerde.
Cenni storici tratti da Wikipedia. I Pici sono un tipo di pasta fatta a mano, simili a spaghettoni  ma più grossi, arrotolati male, disuguali, tipici del sud della Toscana, della provincia di Siena e Grosseto e della provincia di Viterbo con cui confina Grosseto. La ricetta è  molto semplice: acqua, farina e pochissimo, se non nessuno, uovo. La preparazione consiste nell'"appiciare", cioè lavorare a mano la pasta fino a creare uno spaghetto lungo e corposo. I condimenti classici sono: "l'aglione" (un sugo di pomodoro saporito e agliato), il ragù di carne o la ricetta cosiddetta "alle briciole", con briciole di pane - appunto - soffritte o addirittura fritte. Esistono varianti di tutti i tipi: ai funghi, alla carbonara, con ragù a base di cacciagione (cinghiale e lepre, ad esempio) o in molti altri modi, le più ricche considerate esterne alla tradizione e ai gusti contadini della Toscana rurale, solitamente frugali.  Questi i Pici per wikipedia.
 
Per me i Pici sono altro. Io li amo, come tutte le ricette toscane che faceva mia nonna. Dio come cucinava! la passione penso di averla presa da lei e, ovviamente dalla mia mamma, e negli anni ho avuto la possibilità di coltivarla in modo diverso da loro, ho avuto altri strumenti e adesso posso affermare di cavarmela in cucina.
Certi piatti mi riportano alla mia infanzia, e i pici sono uno di quelli.
Ricordo quando nonna li faceva, sempre tanti, doveva accontentare troppe persone...dopo averli "arrotolati" dopo aver dato la forma di  spaghettone (non sono spaghettoni ma non trovo una parola migliore) alla pasta, lei li metteva ad asciugare su una canna, a cavallo, come quando fanno vedere i pastifici, quelli veri, che mettono ad asciugare la pasta, ecco da nonna si vedeva questa cucina, grande, piena di pici messi ad asciugare. Poi il più delle volte venivano conditi con sugo di "nana" anitra in italiano, la sua morte. Lei era felice perché vedeva che noi nipoti aspettavamo il pezzetto di pasta per emularla e poi pretendevamo di farla mangiare a qualcuno la nostra pasta stropicciata con le manine non troppo pulite. E passavamo i nostri pomeriggi con nonna che ci raccontava di quando era giovane, di quello che non si poteva fare se si era una ragazza, di quello che non c'era, perché c'era la guerra e di tante altre storie. Nonna si è sposata presto pur  non essendo molto convinta, ha fatto 7 figli e lavorato tantissimo, però, nonostante abbia voluto bene al marito (nonno) l'ha sposato perché era così, perché qualcuno aveva deciso per lei. Oggi non l'avrebbe sposato e avrebbe fatto la cuoca, magari girando, adorava andare in giro per "il mondo". Era una donna del 1907 ma giovane dentro, capiva i problemi dei giovani, di noi, quando crescendo le raccontavamo dei nostri amori giovanili, delle nostre cotte, lei non si è mai scandalizzata, ha sempre capito, sorriso e detto la parola giusta.

Come ho detto devo a lei questa sana passione, l'amore per le cose genuine, mia nonna non ha mai mangiato un pollo comprato al macello, l'olio era del contadino, il vino, le uova, tutto quello che si poteva trovare dai contadini, si comprava dai contadini e aveva ragione, Dio se aveva ragione, magari ci fossimo fermati in tempo, magari avessimo capito che le mucche sono erbivore, non possono mangiare cibo con dentro avanzi di altre mucche, i pesci di allevamento ugualmente, le galline per "regalarti" un uovo che ti faccia bene, devono avere la possibilità di razzolare, andare in giro a trovarsi il cibo che preferiscono, non stare ammassate in una gabbietta dove non possono neppure strapparsi una piuma perché non hanno spazio, l'uovo che voi vi mangiate (io no perché compro le biologiche!!!) non ha le proteine che ha l'altro, quello la cui gallina ha vissuto felicemente...
Speriamo che queste cose vengano capite in tempo, non arriviamo al punto di non ritorno, amiamo gli animali che ci danno da vivere, io non mangio carne, ma posso anche ammettere che gli altri la mangino, ma anche se una mucca è nata per andare al macello, ha una sua dignità, trattatela bene, pensate che è un essere vivente e se non volete pensare alla mucca, pensate che vi dà un latte ed una carne migliori.
Come al solito mi sono lasciata andare, sono andata fuori tema...ma sono le cose che mi interessano, non so che farci, adesso andiamo alla ricetta dei pici.

Ingredienti:

500 grammi  di farina 0
200 grammi di semola rimacinata
2 uova biologiche
olio evo
sale
acqua q.b. per un impasto abbastanza duro


Ho messo tutto nell'impastatrice e fatto andare fino ad avere una palla che ho continuato a lavorare con le mani. Messo a riposare l'impasto alcune ore, ripreso tirate delle sfoglie piccole e abbastanza alte, messe nella chitarra per gli spaghetti, quella abruzzese,  fatti passare dalle corde e poi arrotolati con le mani, vengono benissimo e sono veloci. Li ho messi ad asciugare cosparsi di farina per la polenta, la bramata, è grossa e non si appiccica.
Per condirli ho preparato un sugo fatto con salsiccia, di Grosseto, aglio, peperoncino. La salsiccia tagliata a rotelline, messa nell'olio e fatta rosolare, poi aggiungete del pomodoro passato, io ho messo una bottiglia di passata di Alce Nero, è buonissima da mangiare anche così, sono pomodori passati e basta, ma pomodori biologici, senza pesticidi. Mettete i pici nell'acqua bollente e conditeli con il sughetto di salsiccia. Sentirete le campane.

domenica 19 giugno 2011

Oggi vi faccio un regalo: Il Roseto comunale di Roma


L'ultimo giorno, domani è l'ultimo giorno di apertura del Roseto comunale, e ci rivediamo l'anno prossimo con il prossimo concorso, il concorso internazionale che sceglie la rosa più bella, la più fragrante, la più elegante. Sì il concorso per decretare la rosa più bella al mondo si tiene a Roma, e non si può spostare a Monza. Il Roseto rimane aperto solo un mese all'anno, i primi giorni di maggio, intorno al 9/10 , poi c'è il concorso e poi i visitatori possono andare a riempire i propri occhi di queste bellezze e le proprie narici di questi profumi intensi. E' bello, è un posto con una grande pace, chi va al Roseto, vuole solo passeggiare, magari mettersi su una panchina a leggere un libro, o stare ore, come ho fatto io questa mattina, ad osservare le rose e magari fotografarle per poterle ammirare in inverno. Prima del concorso è facile trovare signore di ogni parte, gentildonne inglesi, francesi, tedesche, che curano la propria rosa e la predispongono al concorso. La rosa italiana quest'anno è arrivata terza, ma non c'era più era stata colta insieme alla prima classificata,  tedesca.
Oggi il roseto chiude a i vari giardinieri cominciano a sistemare le rose: potature, controllo dei parassiti e, siccome sono  tantissime, devono iniziare presto i lavori per l'inverno, perché non si possono permettere grandi perdite, quelle non sono rose normali, lì ci sono anche le progenitrici delle nostre rose. Certo fra 20 giorni, ci sarà la nuova fiorita, ma noi la potremo vedere solo da fuori.

questa è un rosa cinese....
























rose antiche: cinese del 1800
rose antiche
...e chiudiamo con il Circo Massimo e sullo sfondo il Colle Palatino...non ci sono parole, lo so, per commentare questa bellezza

giovedì 16 giugno 2011

Basbousa, dolce arabo di semolino

Le ricette di Arabafelice, sono sempre accattivanti, prima della ricetta è bello leggere le sue storie, vere o inventate che siano, non ci interessa saperlo, sono belle, tristi, divertenti e a volte commoventi, sono le sue storie, sono il prologo alle sue ricette e a questo siamo abituate, corriamo a leggerle a volte senza neppure dare un'occhiata alla ricetta, poi rimediamo, ma in un secondo tempo, prima la storia. 
Lei dice "da cosa comincereste voi, se all'improvviso foste catapultati in Medio Oriente?" lei dice, dai dolci, io no avrei cominciato dal couscous, tanto lo mangio quasi tutti i giorni, è il mio piatto preferito, non avrei sentito nessuna differenza.
Oggi però parliamo di un dolce, sì perché gli arabi sono famosi anche per i dolci. Quei dolci tutti intrisi e gocciolanti di miele, li adoro, pensate che anche in Grecia ci sono, e ogni vota che ci sono andata, (a quei tempi me lo potevo permettere!), mangiavo solo yogurt, frutta e dolci. Sarà che amo il miele, sarà che mi piacciono i dolci, ma ricordo con piacere, quei vassoi con quei dolcetti, tutti ricamati (anche in Egitto) fatti benissimo e lucidi di miele e con la mandorla sopra. Io per l'alimentazione vivrei benissimo nei Paesi Arabi, solo per l'alimentazione.

Insomma quando ho visto questi dolcetti nel blog di Araba, mi sono detta: "adesso" e li ho fatti. Sono stupendi, sono piaciuti a tutta la famiglia, anche al figlio grande che mangia tre o quattro cose. Poi c'è un'altra cosa da dire, i dolci con il semolino sono buoni, vengono bene. Questo è un dolce facile, veloce e con pochi ingredienti, non è stucchevole, nonostante la presenza del miele,  è buono.

Ingredienti per un teglia di cm 20x16

500 grammi di semolino
30 ml di olio di semi (un olio che non abbia forte sapore)
120 grammi di zucchero semolato
150 ml di latte
50 ml di acqua
2 cucchiaini di lievito per dolci
mandorle, per la decorazione

per lo sciroppo

250 grammi di zucchero semolato
125 ml di acqua
un cucchiaio di succo di limone
un cucchiaino di miele
2 cucchiai di acqua di rose, oppure acqua di fiori d'arancio, o poco estratto di vaniglia (io acqua di fiori d'arancio)

Riporto fedelmente la ricetta di Araba: 
Unire acqua, latte, olio e scaldarli leggermente, aggiungere lo zucchero, girare per farlo sciogliere, unire poi il lievito e subito dopo il semolino. Mescolare bene per far bagnare il semolino e far riposare 10 minuti.
Riprendere il composto e stenderlo in una teglia ricoperta da carta forno, stenderlo bene e livellarlo con una lama bagnata, incidere poi dei rombi  e mettere al centro una mandorla. Mettere in forno caldo a 180°C per mezzora,  fino ad avere una leggera colorazione ambrata.
Dieci minuti prima di terminare la cottura, preparare lo sciroppo. Versare tutti gli ingredienti in una pentolina, mettere sul fuoco e far sobbollire, 7/8 minuti, appena pronto, togliere il dolce dal forno e versarvi immediatamente lo sciroppo. Fate inzuppare bene il dolce e fatelo freddare. Una volta freddo tagliatelo seguendo i segni tracciati prima. Stefania dice che il dolce si mantiene anche una settimana, se chiuso in una scatola di latta....il mio è finito subito, secondo voi perchè?

Con questa ricetta partecipo al Giveaway di Arabafeliceincucina

 


Le informazioni per il giveaway le trovate qui



mercoledì 15 giugno 2011

Ciambelline al vino

Eccole finalmente, sono loro, le famose ciambelline al vino laziali. Le ho sempre mangiate, ai Castelli, dopo le abboffate di porchetta nelle fraschette; le ho comprate, in quei bustoni trasparenti, ma non le avevo mai fatte, era giunta l'ora.
Girando per blog, ho trovato la ricetta del famoso Adriano, per la verità io non conosco lui e lui non conosce me, però ho capito che è uno che sui lievitati e su queste cose, è molto affidabile, ho provato anche altre cose, senza mai postarle e mi sono sempre venute bene. il pane, per esempio. Ho copiato la sua ricetta e il risultato è stato eccellente.

Ingredienti:

400 grammi di farina 00
100 grammi di fecola di patate
150 grammi di zucchero semolato
30 grammi di olio evo
80 grammi olio di semi (arachide, mais, girasole)
100-110 grammi di vino bianco (io rosso)
1 cucchiaino da caffè di carbonato di ammonio (ammoniaca da dolci)
1 pizzico di sale
zucchero semolato e semi di anice per spolverare le ciambelline prima di infornarle
Setacciare le farine, mescolare tutto assieme come se fosse una pasta frolla, io ho fatto impastare velocemente con il gancio a foglia nella planetaria, ho fatto un panetto, non l'ho fatto riposare, contrariamente a quello che dice Adriano, perché ho letto in altri blog, che dopo il riposo in frigorifero è più difficile fare le ciambelline.
Comunque ho fatto una specie di grissini corti, e dato la forma di ciambelline, passate da una parte nello zucchero e anice, posizionate nella placca del forno, rivestita di carta forno e infornate a 170°C per 20 minuti, lui dice con lo sportello aperto, io l'ho tenuto chiuso perché il mio forno è a gas, e va troppo giù di temperatura. Cottura perfetta, tenetele coperte con pellicola, o in una scatola o un sacchetto. Sono buonissime.

pronte per il forno...

Le ciambelline fotografate nel mio bellissimo bucchero etrusco